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Mi serve un MacBook Air e un iPhone.

Assolutamente.

Dio esiste

Mi si domanda spesso cosa caspita l’ho aperto a fare ’sto blog se poi non lo aggiorno mai. E c’avete ragione pure voi.

Ma io sono in un periodo della mia vita complicato, ne stanno capitando davvero di tutti i colori, solo che mi è un po’ passato lo spirito di condivisione col resto del mondo. Credo che scriverò un libro e pubblicherò quello.

Nel frattempo non posso però esimermi dal rendervi partecipi del fatto che credo di aver ritrovato la fede. Infatti credo di aver consciuto Dio ad un aperitivo la settimana scorsa. Era un dio greco, occhei, ora non sottilizziamo. Ma sempre di dio si tratta.

Giungevo quindi all’aperitivo organizzato dalla sempre spumeggiante Ross con l’idea che il tizio in questione avrebbe fatto la stessa fine di tutti gli altri: carino sì ma non troppo, intelligente sì ma non esageriamo, simpatico sì ma lo zelig sta altrove.

La Ross aveva insistito tanto… “Pandy, lo devi vedere assolutamente.. tu non hai idea: è proprio bello. Ma bello bello bello”.

“Ma sì Ross, va bene, ho capito.. è un bel tipo.. e che sarà mai?

“No Pandy, non ci siamo capite… tu non hai idea della sua bellezza.. e poi è pure educato, gentile… proprio un bravo figliolo. E finalmente quella gatta morta della sua tipa l’ha scaricato. Dai che gli serve una spalla su cui piangere!”

E spalla su cui piangere sia!

Arrivo all’appuntamento poco convinta, ma si sa che un aperitivo in compagnia in una sera d’estate non si rifiuta mai. Vedo la Ross e accanto a lei un angelo senza ali che mi porge la mano: alto, moro, due occhi color del cielo… ma quel cielo terso e intenso che si svela solo dopo un temporale.

E il profilo. Era un profilo perfetto. Credo che se Leonardo avesse avuto modo di prendergli le misure come un sarto, beh, l’avrebbe dipinto al posto della Gioconda.

Durante l’aperitivo il ragazzo si rivela tra l’altro simpatico, quel tanto che basta. Molto educato e gentile. Proprio un ragazzo ammodino. Forse troppo. Ecco il problema. Timido e un po’ troppo compassato.

Ma credo si sia fatto grasse risate, arrivato a casa, pensando all’espressione che ho mantenuto io per tutta la serata: lo guardavo inebetita tenendo la bocca leggermente socchiusa. E mi dimenticavo di deglutire. Ogni tanto mi destavo da quello strano torpore col terrore che mi fosse scesa pure un po’ di bevetta. E in un paio di casi ci è mancato davvero poco.

Per quanto mi sforzassi di rimanere attenta alla conversazione non ottenevo alcun risultato. Una totale rincoglionita che nemmeno se avessi visto George Clooney avrei fatto quella faccia da salame insaccato e stagionato.

Alla mia età certe figure del piffero non le posso più fare.

Però, ragazze mie… qui i complimenti alla mamma ci stanno tutti. Eccome.

Amarcord

Ho recuperato un post risalente all’estate 2005 e pubblicato nel vecchio e sempre glorioso blog. Per chi ama il vintage e fa del riciclo una ragione di vita… in alto i kleenex!!

Serietà col perizoma

Ieri sera. Io e il motociclista (devo trovare un soprannome anche per lui, motociclista non mi piace) a cena in un localino all’aperto sui Navigli. Moto parcheggiata poco distante, soliti flash da parte di appassionati che si fermano ad immortalare il bestione. Inizio ad averne le scatole piene, ad ogni uscita la stessa storia: ho appena scoperto che lo stesso modello di moto ce l’ha pure Cannavaro (sborone), mi sento decisamente troppo vip, soprattutto quando ai semafori gli occhi altrui si posano alternativamente sulla moto e poi sul perizoma che mi sbuca dal jeans (”no, non sono la Canalis, idiota! Ho solo lavato i jeans a temperatura troppo alta!”) e la cosa mi sta decisamente sul culo. Domani corro a procurarmi una maglietta con la scritta sulla schiena “Nonostante le apparenze leggo Proust”. Ho un’immagine da mantenere, io. Anche se esco con un idiota carico di soldi e boria non significa che debba vantarmi del vuoto pneumatico fatto uomo che mi sta scarrozzando per Milano.

“Pandora, hai sentito le ultime news? Vieri al Milan…”
“Già, che colpaccio. Contratto di due anni e liquidazione da nove milioni di euro da parte dell’Inter; il Bobo qui a Milano ci sta troppo bene. Dove la trova altrove una movida fatta di veline/party/sfilate come quella che c’è qua?”
“Mmm… già. Ma non ti ho mai chiesto: hai una squadra del cuore?”
“Chievo”
“Suvvia, ma una squadra un po’ più seria no?”
“Perchè, l’Inter ti sembra una squadra seria?”
“No. In effetti no…”

Motorino batte amore 1-0

Piccola e brumosa cittadina padana. Interno notte. Gruppo di amici che discutono di filosofia (della gnocca), di cultura del bello (”ma quel gran figaccione è ancora fuori corso?”), di massimi sistemi (”ma tu ce la fai ad andare a fare la ceretta in pausa pranzo?”).

Fino al momento in cui una voce s’alza, ponendo la fatidica e sempre temutissima domanda: “Pandoraaaa… ma allora, te lo sei trovato il fidanzato o no?”.

Panico. Gelo. Le ragazze iniziano a scolarsi le Caipiroska a mo’ di acqua tonica… lo stordimento non dovrebbe tardare ad arrivare. I ragazzi iniziano a cercare in fondo alle tasche qualche decina di sigarette da fumare. Ovviamente fuori dal locale. Anche chi aveva smesso da anni decide che è il caso di riprendere.

Gli unici ignari della situazione che, stoici, rimangono al tavolo ansiosi della mia risposta sono due simpatici ragazzi, lui e lei, colleghi di lavoro capitati lì non si sa bene come, nè perchè, ma paiono sinceramente interessati alle sorti della mia vita sentimentale.

Mai errore fu più grave… perché.. perché… perchè loro non si rendevano conto di aver appena tolto il coperchio ad una pentola a pressione senza aver aspettato il tempo necessario.

La pentola ha iniziato ad andare in pressione qualche settimana prima. La mia amica Ross al telefono:

“Pandy, non ci crederai… in ufficio da me è arrivato un nuovo ingegnere… cioè tu non hai idea, ma è bellissimo.. ce lo vedo troppo con te.”

“Gloam… ehm… ma oltre alla bellezza ce l’ha un minimo di simpatia, di intelligenza…?”

“Di più! Di più!”

“Oddio, non dirmi che sa pure essere spiritoso senza sembrare un deficiente!”

“Di più! Di più!!”

“No dai… vuoi dirmi che sarebbe disposto a seguire la sua fidanzata tutti i sabati pomeriggio a fare shopping, a lavare i piatti quando lei è stanca… è single e non ha una storia passata che l’ha traumatizzato, non ha una madre invadente, è gentile, educato e sta cercando la sua anima gemella?!?!?!

“Bingo!”

“Muoio. Ok è mio: portamelo fuori.. non me frega una cippa del dove. Mi interesa il quando (prima possibile, dammi solo il tempo di andare a fare la ceretta) e il come (uscita in compagnia come al solito che altrimenti passo sempre per la solita affamata).”

“Vai tranquilla Pandy, ci ho già pensato io. Il ragazzo è un po’ impegnato col lavoro in questi giorni, ma ha accettato di venire a fare un aperitivo con noi giovedì prossimo, che ne dici?”

“Dico che è perfetto. Ho ben cinque giorni per un restauro completo. Ce la posso fare.”

“Brava ragazza, ti chiamo io il giorno prima così ci accordiamo.”

E furono cinque giorni deliziosamente profumati all’odor di rosa (la mia crema corpo).

Nell’ordine: ceretta integrale (ahia), rifinitura accurata sopracciglia, spuntatina ai capelli dal parrucchiere, manicure e pedicure stile french (bellerrima), maschera all’acido glicolico per un viso spumeggiante e luminoso, maschera contorno occhi (maledette zampe di gallina), un paio di sedute di addominali (credevo di morire), magliettina nuova.

Ero pronta. Smagliante. Gasatissima. Assaporavo già il sapore della vittoria.

Finalmente la Ross mi chiama per prendere accordi:

“Ciaaaaaaaaaao Rooooooooos!! Ecchime quaaaaa! Dimmi tuttooooo” ero zuccherosa da far schifo.

“Ehnm.. Pandy.. senti… ecco io….”

“Che c’è Ross, qualche problema?”

“No.. cioè sì.. cioè.. insomma.. beh niente, volevo solo dirti che l’ingegnere è stato investito col motorino stamattina… è in ospedale.. non credo potrà venire all’aperitivo domani…”

“….”

E poi una non dovrebbe inalberarsi.. e poi una non dovrebbe meditare riti voodoo contro Paolo Fox che domenica mattina millantava “Toro, splendido periodo per l’amore, tutto vi è a favore.”

A’ Fox, ma bafangule và.

La telefonata è avvenuta pressapoco così:

“Pandy, ciao sono Leo! Come và?”

“Uè, vecchia spugna, qual buon vento? Qui tutto bene, non fosse che sto impazzendo a fare quel famoso sito che tu ben conosci…”

“Ah ecco.. a tal proposito… senti… io mi sposo.”

Pandy: *gloam*

“Ecco… quindi volevo dirti, già che stai impazzendo per un sito non è che ti andrebbe di farne un altro?”

Pandora risponde direttamente dal pavimento “E’ una domanda o un caldo invito?”

“Una minaccia.”

“Ah bene…ma che ci vuoi mettere su ’sto sito?”

“Bof, quello che vuoi, mi piaceva l’idea… possiamo metterci le informazioni per tutti quelli che vengono da lontano e che sono la maggior parte degli invitati.”

“Mandare una mail a tutti con le informazioni pareva brutto?”

“Sì… non è così stiloso come un sito internet… e poi insomma quella che fa i siti sei tu!”

“Ma non è v…”

“Dai butta giù qualcosa che poi ci sentiamo. Ciao eh!”

“Cia…”

*click*

 

Voglio la mamma.

Suona il cellulare, nome sul display “ingegner Cesarone”.
“Pandoraaaaa, tessssoooooroooo!!!”
Lo odio quando fa così, ma è un bravo ragazzo e pure simpatico… abbiamo pure fatto le elementari assieme dalle suore, ma lui poi ha preso l’autostrada della perdizione e si dice invochi Dio solo nel pieno dei suoi climax = :|
“Pandorina, cara… stasera cena a casa mia, non puoi assolutamente mancare, ti ho recuperato quattro maschioni quattro solo per te, guarda che vengono apposta quindi non farmi fare brutte figure… mah… tu per caso avevi impegni per questa sera?”
“Li disdico subito. Quanto tempo ho per il restauro?”
“Un’ora e mezza”
“Tesoro, io e te abbiamo un’età in cui in un’ora e mezza riusciamo a farci a malapena la messa in piega… io ti odio”
“Dai tesoruccio, vieni nuda e nessuno guarderà il viso stropicciato”
“Dammi due ore e ti arrivo lì restaurata e con la torta”

click.

Tutta tirata a lucido mi infilo in auto pronta a percorrere il chilometro e mezzo che separa casa mia dalla casa del Cesarone.

Ore 20.32 e tutto va bene; con l’agilità di una lince impagliata mi fiondo nella gelateria a prendere una simpaticissima tortina gelato (”signorina, ha scelto una tortina che di solito piace solo alla donne… siete tutte donne stasera?” - “No, in teoria dovremmo essere un bel mix, ma visto che la torta la prendo io, la pago io e che tutto questo mi ha rubato ben venti minuti al restauro, DIREI CHE POSSO SCEGLIERE LA TORTA CHE PIACE A ME, LE PARE?” - Espressione del gelataio O_o)

Ore 20:40 risalgo in auto, la tortina sul sedile a fianco al mio ha un’aria invitante, l’ombretto regge bene, il rossetto pure, lo stivale da sbarco non tradisce.
Arrivo al semaforo, mancano 500 metri all’arrivo. C’è rosso, davanti a me altre quattro cinque auto… freno dolcemente, metto in folle ma lascio il pedale del freno abbassato…
Tempo tre secondi in cui penso che come al solito sarò io a dovermi mettere ai fornelli perchè il Cesarone più che preparare il sugo non fa, ma poi si vanta tutta la sera di aver preparto un cena squisita e *sbàm* un’auto arriva da dietro con l’intenzione di testare la resistenza del mio paraurti… pareva di stare in uno di quei crash test coi manichini gialli e neri.

Colpo, corpo che va in avanti, cintura che blocca il torace, testa che torna indietro, nuca che va a sbattere contro il poggiatesta, blackout di dieci secondi.

Risultato: trauma cranico e colpo di frusta da oscar.

I momenti più esilaranti? Due.

1) Nè io nè l’incauto investitore eravamo dotati di modulo per la constatazione amichevole. Lui chiama l’amico al telefono:
“Andrea, senti.. scusa se ti disturbo… ti ricordi quando si parlava del fatto che non riuscivo a trovare la donna della mia vita? Beh… ecco l’ho trovata… però , ecco… l’ho trovata in un modo un po’ particolare… insomma… le sono andato nel culo!”
“Uè” mi inserisco io “non in senso biblico, sia chiaro!” = :D

2) Pronto soccorso, interno notte. Dopo lastre infinite alla mia capoccia il dottore di turno mi informa che sto vomitando da due ore a causa del trauma (ma và?!?!!? chi l’avrebbe mai detto) e mi applica un bellissimo collarino bianco…
“Beh, guardi, lei stasera è vestita in bianco e nero… questo collarino bianco le sta davvero bene.. insomma, fa pendant con l’abbigliamento” e strizza l’occhio… Che fine burlone, eh…
Lo guardo facendogli esattamente questa espressione e gli dico “senta, avrei preferito un collarino leopardato, magari di Cavalli… quello sì sarebbe stato decisivo per il mio look del sabato sera”
“Beh… signorina, presenteremo le sue rimostranze alla direzione sanitaria in vista della prossima collezione primavera estate…” ^_^

Cinque minuti e poi…

Alla mia non più verdissima età credevo di aver archiviato il tremendo periodo delle figure di… del piffero, diciamo. L’adolescenza, si sa, con la sua irruenza e ingenuità porta con sè non solo spensieratezza e brufoli ma anche colossali gaffes sulla quali tutti noi adulti, magnanimi e comprensivi, chiudiamo un occhio.

Orbene, stamane ho avuto la mia imprevista (e oltremodo sconfortante) regressione a quel mistico periodo in cui il cervello è sempre fuori sincrono rispetto alla bocca.

Interno giorno, pianerottolo di casa mia, ore 8.10. Scendo le scale inforcando i miei preziosissimi occhiali scuri (che cascasse il mondo non tolgo mai, vento neve e pioggia mi vedono girare costantemente conciata come la vedova nera) e giunta al piano terra incrocio la mia vicina che esce dall’ascensore.

Una vecchina tanto simpatica e gentile, settant’anni per gamba, a occhio e croce, tutta ricurva su se stessa, con un incedere incerto e traballante… cinque minuti e 34 secondi per scendere i quattro gradini che separano l’ascensore dalla porta d’uscita del palazzo.

Decido di aspettarla, tenendole ferma la porta, e mentre le elargisco sorrisi e comprensione a piene mani per le sue difficoltà di deambulazione ancora non immagino l’immane tragedia che sta per abbattersi su di me.

Riusciamo a guadagnare a fatica l’uscita, sul marciapiede. Mi rimprovero sempre di essere perennemente di corsa, di non scambiare mai qualche parola con i condomini del palazzo, non voglio diventare come quelle zitellacce acide che non conoscono i propri dirimpettai e quando li incrociano sulle scale li scambiano per potenziali albanesi dalle cattive intenzioni.

Oggi quindi la mia buona azione quotidiana consisterà nel rincuorare la povera e malandata vecchina facendole capire quanto la capisco, quanto le sono vicina per la sua condizione di ultracentenaria semi invalida e quanto questo mondo sia ingiusto.

- Ah signora mia, come la capisco, non ci sono più le mezze stagioni eh…

- Eh sì, e comunque si stava meglio si stava peggio!

- Sì signora mia, ma poi ha visto il prezzo delle melanzane, stamattina?! E’ incredibile!

-Sì sì, non c’è più religione, guardi… ma lei vada, vada pure, non mi aspetti, io ci metto una vita a scendere le scale…

- Ma si figuri signora, le tengo aperta la porta volentieri, ci mancherebbe…

- Oh, signorina, lei è davvero gentile… deve capire, con tutti questi dolori alle gambe ormai non cammino più…

- Beh, mi spiace davvero tanto… ma sa, bisogna portare pazienza, prima o poi gli acciacchi, più o meno gravi, si fanno sentire… Prenda mia madre, ad esempio… è molto più giovane di lei eppure quasi non si muove più per l’artrosi…

La dolce vecchina alza il sopracciglio destro e produce una smorfia con la bocca che quasi mi inquieta…

- Signorina.. non credo che sua madre sia più giovane di me…

Il criceto che ho in testa annaspa, si rende conto che ho appena pestato una cacca grossa come una casa ma non ha ancora la misura esatta delle dimensioni della stessa (un monolocale? Un loft? Un attico?!).

Mia madre mi ha partorito giovane, molto giovane. Faccio mentalmente quattro conti e decido di far passare la mia progenitrice per una sciagurata che mi ha dato alla luce all’inizio dell’adolescenza. Devo salvare la faccia a tutti i costi. Mamma scusa.

- Quanti ha sua madre? - chiede con tono perentorio la vecchina…

- Ehm… argh… coff coff… mumble mumble… mi faccia pensare… ecco… dunque… direi… CINQUANTUNO!!

Ahhahaha, l’avevo fregata, non poteva ribattere nulla, era spacciata, ero riuscita a salvarmi in corner…. stavo già pregustando la vittoria del mio criceto sulle prove che la vita ti mette di fronte quando la dolce signora risponde:

- Ecco, vede che avevo ragione? Io ne ho cinquanta…

L’espressione sul mio volto in quel momento mi avrebbe fatto guadagnare un oscar. Non c’è mai un regista quando serve.

Schegge di follia

In un periodo di precariato estremo come questo finisce che la mia vicina di scrivania, ufficialmente addetta all’inserimento ordini, sia in realtà una psicologa di grido, laureata giovanissima con alcune pubblicazioni e convegni già all’attivo che sbarca il lunario qui in ufficio in attesa di finire la specializzazione. Ovviamente poi si rifarà chiedendo 180 euro a seduta, girerà in Porsche e occuperà poltrone di opinionista in qualche reality ma nel frattempo ci facciamo grasse risate pensando che a volte un marito è meglio di una laurea.

Nel frattempo, però, la ragazza si esercita con me: tra un fax e una fattura, tra una telefonata e una catena di sant’Antonio in power point, io vengo psicanalizzata contro la mia volontà. Mi consola solo il fatto che non la devo pagare, quindi resisto stoica.

Un paio di settimane fa è arrivata alla conclusione che ho bisogno di tenermi la mente occupata: ho una sorta di fissazione ossessiva compulsiva nei confronti del mio ex, che non viene sfogata all’esterno (non ne parlo mai) ma rimane latente e contribuisce a minare un equilibrio psico-fisico che attualmente, a suo dire, è alquanto precario.

Io dico che semplicemente avrei bisogno di trombare, ma lei sostiene che non devo essere così semplicistica e che con i drammi interiori non si deve scherzare.

Ah beh, se lo dice lei.

Ho quindi ripreso a fare nuoto. Ma questo, oltre a provocarmi tremendi dolori muscolari causa acido lattico a profusione, non allevia in modo significativo la mia sofferenza psichica. Ci vuole altro.

Provo allora a riproporre l’idea della trombata, che non mi sembrava così male, ma lei mi liquida dandomi della zotica.
E’ il caso quindi di affogare i dispiaceri di fronte a un bel film, magari al cinema di fronte allo schermo grande, con i pop corn e tutto il resto… se poi sullo schermo ci fosse anche il mio attore preferito (tal Pierfrancesco Favino) potrei sentirmi appagata e psicofisicamente in buono stato per almeno una settimana.
La maggior parte dei lettori a questo punto avrà già pronunciato la scontata frase “e chi è costui?!” e io rispondo che quando siete andati a vedere l’ultimo bacio, invece di sbavare tutti dietro ad Accorsi (e alla Mezzogiorno) dovevate accorgervi che tra gli amici dello stesso Accorsi c’era lui, il bravo Pierfrancesco… quello che si sposava all’inizio del film, e al cui matrimonio Accorsi e la Stella si sono conosciuti, dando inizio al drammone generazionale. Tsk, pivelli.

Penso quindi che in questo periodo dovrebbe uscire l’ultimo film, per la regia di Tornatore, quindi inzio a gugolare in cerca di notizie. Ne trovo alcune e tutte frammentarie, o comunque incomplete.
Penso anche che questo gran pezzo d’uomo avrà sicuramente un sito suo (ufficiale o meno) e mi metto alla ricerca di uno straccio di codice html che si occupi di lui in modo organico. Niente di niente.

Inizia a salirmi un dubbio… vado a vedere il registro dei domini italiani e il sito pierfrancescofavino.it non è registrato.
Come ci insegna Anna Oxa, è tutto un attimo.
Nel giro di dieci minuti, presa da un raptus di follia e di sprezzo del pericolo e delle norme vigenti, registro tale dominio e mi appresto ad approntare la prima bozza del sito.

Da lì in poi è stato tutto un crescendo: compita, seriosa e indaffarata service manager di giorno, invasata webmaster (aahahahah) di notte.
Dopo aver recuperato quantità abominevoli di materiale e aver capito che il corso “imparare Dreamwever in una notte” non manteneva le promesse, ho deciso che la semplicità di iWeb mi avrebbe ripagato di tutti i miei sforzi.
Il risultato è un sito a mio avviso molto carino e gradevole, pesante come un elefante in tutù, visto che il programmillo trasforma anche i testi in immagini (Steve, ma cosa ti eri fumato la mattina che hai pensato ad iWeb?), ma il risultato sta andando oltre le mie aspettative. Nonostante non sia ancora completamente indicizzato da Google viene visitato da orde di ammiratrici impazzite (cioè io lo apprezzo moltissimo e lo seguo da cinque anni ormai, ma il grado di “invasamento” di certa gente riesce ancora a stupirmi… io che credevo di averle viste tutte).

Ora aspetto che qualcuno del suo staff mi contatti per farmi causa. Ovviamente grazie ad un simpatico cavillo concesso dalla legge italiana ho le spalle coperte, ma almeno avrò ottenuto il mio scopo: ho la testa impegnata e in questi giorni mi sento psicofisicamente bene.

Anche la mia psicologa in erba è felice e tra poco si metterà a capo del fan club -> “Pandora sei tutti noi”.

Io però rimango dell’idea che comunque un incontro carnale mi farebbe altrettanto bene. E avrei anche già trovato chi si sacrificherebbe per la causa… ;)

Ah, ovviamente il link al mio sitarello e qui, nella barra a destra ;)

Nuovo lavoro, nuove rogne

“Pandorina, tessssooooooro”… Quando la mia supervisor mi chiama ed esordisce così so che c’è la fregatura.
“Insomma, ora ti sei laureata eh?”
“Sì, da una settimana, e non mi sono ancora ripresa”.
“Troppi festeggiamenti e troppo alcool, immagino?”
“No, troppa coca cola… l’altro giorno il mio tronchetto della felicità ha chiesto di essere trasferito sul balcone: avevo digerito la colomba di Pasqua dell’89 di fronte a lui, e non l’ha presa molto bene”
“Bene, e tu che ne dici di trasferirti qui in ufficio da noi a fare giornata intera, cara la mia fancazzista?”
“Cosa mi offri?”
“Un ruolo di Service Manager per un nuovo servizio che sta per partire”
“Ovvero?”
“Quattro persone da frustare tutto il giorno per sfogare la tua inconsapevole natura sadica, uno stipendio oRendo, orario di lavoro che neanche i bambini cinesi, ferie no, malattia non scherziamo anzi se crepi sotto la scrivania ti addebitiamo le spese dell’ambulanza, contratto a progetto a tempo detrminatissimo con risata dell’amministratore delegato al posto della firma in calce”
“Mmm.. ok, ci sto; quando si inizia?”
“Dopodomani”
“Ah che culo… veramente io vorrei farmi i miei primi cinque giorni di vacanza da quando lavoro da voi… sai, sono quattro anni ormai, e mi sono laureata la settimana scorsa…”
“Devi proprio?”
“Maremma bucaiola sì! Devo!”
“Ok, ci vediamo in ufficio il giorno dopo il tuo ritorno”
“Ma il mio volo atterra a mezzanotte!”
“Frega ‘na sega…”
“Ok.. ciao”

Click.